Carissimi Amici,
scrivo ad ognuno di voi con il tono e l’amicizia che userei laddove parlassimo davanti a un caffè in una pausa di udienza.
Abbiamo la fortuna di essere tanti ma, in fin dei conti, in pochi per cui ci conosciamo tutti, ci salutiamo e, quando c’è bisogno, ci aiutiamo. Questa è la nostra forza rispetto a camere penali più grandi.
Siamo in un momento storico difficile, faticoso e complicato e, proprio per questo, tanto tanto importante e possiamo (sperare di) superarlo solo lavorando insieme e perseguendo un unico obiettivo.
Mi riferisco, ovviamente, alla lunga serie di astensioni inaugurata nel marzo scorso.
Conoscete tutti le ragioni che hanno determinato la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane a inaugurare questa stagione di scioperi e sono certa di poter dire che, nel cuore e nella mente di ognuno di noi, vi è profonda avversione nei confronti del DDL Orlando.
Ciononostante qualcuno di noi non si è astenuto.
Vi dirò di più: alcuni si sono astenuti alla prima tornata e non alla seconda, oppure si sono astenuti alla prima e alla seconda e non alla terza.
Sono notizie che circolano, che si sanno, che – addirittura – vengono specificamente riferite e seguite da un sadico silenzio il cui sottotesto è il riferimento alla poca compattezza della nostra categoria.
Ebbene ciò non deve essere.
Per una serie di ragioni.
Le astensioni sono deliberate dall’Unione cui la Camera Penale di Pisa aderisce e sono deliberate in ossequio ai principi e agli scopi per cui l’Unione è stata fondata e che sono perseguiti dalle Camere territoriali.
Considerando che siamo un’associazione (non un’istituzione!) l’adesione è puramente volontaria e libera e dovrebbe essere determinata dalla CONDIVISIONE.
Condivisione degli obiettivi, degli scopi e dei principi.
Non potendo minimamente prendere in considerazione l’idea che la decisione di aderire o di non farlo dipenda da meri interessi processuali se non addirittura economici, devo ritenere che, in qualcuno, sia mancata proprio la condivisione.
Siamo e restiamo liberi, pur essendo iscritti alla medesima associazione, ci mancherebbe!
Tuttavia vi sono alcune considerazioni che, al momento di prendere la decisione, ognuno di noi è chiamato a fare.
La prima è che nessuno, in occasione dell’assemblea del 20 marzo, ha manifestato disappunto per questa decisione della Giunta o ha illustrato le proprie ragioni ad essa contrarie benché fosse stato anticipato che la protesta sarebbe stata decisa, ferma ai limiti dell’ “oltranza”.
Si parla, lo ricordo, dell’amputazione di diritti fondamentali dell’indagato e dell’imputato, di soppressione di diritti che sono non negoziabili, si parla di colpi di accetta all’art 111 della Costituzione, si parla di un’opera di demolizione di quel giusto processo che è grazie alle Camere Penali che esiste e che è già duramente provato dal susseguirsi di interventi legislativi di sporca matrice inquisitoria. Di questo si parla.
L’accondiscendenza a questo modus operandi (di merito e di metodo) che si dimostra con la non adesione nuoce all’associazione, nuoce ai colleghi che – in barba alle ragioni processuali o economiche – si astengono e, soprattutto, nuoce alla causa.
Ma, in fondo, qual è la causa?
È scritto ben chiaro qual è la causa. E’ scolpito, a chiare lettere, nell’art 2 dello statuto dell’Unione (richiamato dall’art. *** dello statuto della Camera Penale di Pisa):
“L’Unione ha i seguenti scopi: a) promuovere la conoscenza, la diffusione, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto ed equo processo penale in una società democratica; b) operare affinché i diritti e le prerogative dell’avvocatura siano garantiti conformemente alle norme costituzionali e internazionali; c) tutelare il prestigio e il rispetto della funzione del difensore, gli interessi professionali dell’avvocatura, anche attraverso l’elaborazione di proposte di riforma legislativa; d) promuovere gli studi e le iniziative culturali e politiche volti a migliorare la giustizia penale, a sostenere le riforme dell’ordinamento giudiziario aderenti alle esigenze della collettività e a garantire l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione;
e) vigilare sulla corretta applicazione della legge; f) affermare che il diritto di difesa deve trovare adeguata rappresentanza e tutela politica, quale strumento di garanzia delle potenzialità dell’individuo”

Non pensate che protestare contro questa riforma legislativa sia adempiere alla lettera a) e alla lettera e)?
Non credete che celebrare l’udienza quando è stata proclamata l’astensione sia rendersi inadempiente alla lettera c)?
Poiché abbiamo detto che stiamo prendendo un caffè al bar, lasciatemi dire che io, prima di tutti voi, ho pesantemente risentito di questi rinvii (alcuni dei quali si rimpallano da un’astensione all’altra) e sto lavorando poco da oltre due mesi ma credo fermamente che il prestigio della toga che indosso, l’onore dei colleghi che partecipano con me a questo grande progetto che si chiama Unione e, soprattutto, i diritti dei miei assistiti, siano essi imputati o parti civili, siano valori che non posso barattare.
Credo che dobbiamo farci vedere forti, uniti, decisi, determinati, orgogliosi, coraggiosi, impavidi, fermi, solidi e convinti.
Questo è l’unico cemento che abbiamo per costruire.
Confrontiamoci, chiedete la convocazione dell’assemblea se ritenete che il direttivo non lo faccia a sufficienza, scrivete mail e consultiamoci per iscritto come è già avvenuto pochi mesi fa, fate conoscere la vostra opinione, ma non restate inadempienti senza dare spiegazione.
Siamo un’associazione, ci siamo scelti: usiamolo questo strumento!
Date a me e al direttivo le indicazioni, forniteci argomenti, aiutateci a rappresentarvi al meglio ma non vanificate il sacrificio e gli ideali di una comunità che si raccoglie sotto il grande ombrello dell’Unione.
Uniti siamo qualcuno, soli siamo niente.
Grazie Amici,
Laura Antonelli a nome di tutto il direttivo

29/05/2017